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Art. 186 – Risoluzione e annullamento del concordato (1)

Ciascuno dei creditori può richiedere la risoluzione del concordato per inadempimento.
Il concordato non si può risolvere se l’inadempimento ha scarsa importanza.
Il ricorso per la risoluzione deve proporsi entro un anno dalla scadenza del termine fissato per l’ultimo adempimento previsto dal concordato.
Le disposizioni che precedono non si applicano quando gli obblighi derivanti dal concordato sono stati assunti da un terzo con liberazione immediata del debitore.
Si applicano le disposizioni degli articoli 137 e 138, in quanto compatibili, intendendosi sostituito al curatore il commissario giudiziale.

Note:
(1) Articolo sostituito dall’art. 17, comma 1, DLgs. 12.9.2007 n. 169, in vigore dal 1.1.2008. Ai sensi del successivo art. 22, comma 2, la disposizione si applica ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti alla data del 1.1.2008, nonché alle procedure concorsuali e di concordato fallimentare aperte successivamente a tale data.
Testo precedente: “(Risoluzione e annullamento del concordato). – Si applicano al concordato preventivo le disposizioni degli artt. 137 e 138, intendendosi sostituito al curatore il commissario giudiziale.
Nel caso di concordato mediante cessione dei beni a norma dell’art. 160, comma secondo, n. 2, questo non si risolve se nella liquidazione dei beni si sia ricavata una percentuale inferiore al quaranta per cento.
Con la sentenza che risolve o annulla il concordato il tribunale dichiara il fallimento.”.

Prassi/Giurisprudenza
Art. 186 - Risoluzione e annullamento del concordato (1)

Concordato con cessione dei beni - Risolubilità - Condizioni (Cass. 20.6.2011 n. 13446)
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